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I problemi osteoarticolari della donna runner

I problemi osteoarticolari della donna runner

7 min
di Sergio Migliorini

Ortopedico e Medico dello Sport

Un articolo per fare luce sui problemi osteoarticolari della donna runner, su particolarità anatomiche e fisiologiche che possono favorire alcune tipologie di infortuni, nonché problemi locali specifici per ossa e articolazioni.

I problemi osteoarticolari del ginocchio

Il valgismo del ginocchio, la debolezza del vasto mediale, il mal allineamento dell’apparato estensore con "deviazione" verso l'esterno del tendine rotuleo, la rotula alta, la lassità legamentosa, sono dei fattori tipici delle donne che favoriscono gli infortuni. Ricordo che nei movimenti di flesso-estensione la rotula presenta una buona stabilità in flessione. Mentre nell'estensione la sua stabilità è solo dinamica, dovuta cioè alle strutture muscolari e legamentose.

In particolare hanno grande importanza la forza del vasto mediale e il legamento alare. Abbiamo una instabilità rotulea quando i tessuti sono così deboli e lassi che la rotula indipendentemente dal suo "allineamento" può spostarsi all'interno e all'esterno, sino a lussarsi in seguito a fattori traumatici. Lo stress che sopporta l'articolazione femoro rotulea può sfociare in una usura della cartilagine che è un problema estremamente serio per il futuro di ogni sportivo.

Ecco perchè il rinforzo del vasto mediale è il cardine della terapia conservativa dei problemi rotulei. La sindrome della bandeletta ileotibiale, ha invece una incidenza inferiore nelle donne a causa delle caratteristiche anatomiche femminili, cioè la prevalenza del ginocchio valgo, la minor prominenza del condilo femorale esterno e la maggior lassità legamentosa.

I problemi osteoarticolari dei piedi

Alluce valgo, dita a martello, metatarsalgie, disturbano molto l'attività delle nostre atlete. Le donne hanno un avampiede molto ampio e un retropiede più stretto rispetto agli uomini. L'utilizzo di scarpe inadeguate, con tacchi alti e avampiede stretto, può favorire l'instaurarsi di problemi osteoarticolari. Ci vogliono anni, ovviamente, ma molti dei problemi di alcune signore sono dovuti proprio all'utilizzo di calzature non rispettose dell'anatomia del piede. Invece l’abitudine ad indossare ballerine o sneakers basse ha aumentato a dismisura le fasciti plantari.

Non dobbiamo trascurare però che le scarpe d'atletica utilizzate dalle donne raramente rispettano l'anatomia del piede femminile o lo fanno solo in alcuni modelli. Nella maggioranza dei casi infatti, sono troppo strette sull'avampiede e troppo larghe nel retropiede. In questi casi possono peggiorare i dolori dovuti all'alluce valgo o instaurarsi una borsite a livello della testa del primo metatarso.

Ogni donna deve essere molto attenta nell'acquisto della scarpa, selezionando il modello che riduca al minimo le sollecitazioni e rispetti al meglio la forma del piede. Una scarpa di qualità coniuga sempre al meglio ammortizzamento e stabilità. Le donne che hanno un piede cavo e rigido devono però privilegiare scarpe che sono in grado di dare il meglio nell'ammortizzamento. Le donne che hanno invece un piede flessibile con tendenza ad una pronazione esagerata, devono privilegiare la stabilità della scarpa.

Le fratture da stress

Le fratture da stress sono molto più frequenti fra le donne rispetto agli uomini. Questo infortunio è l’esito dello squilibrio fra carico sopportabile (es km di corsa) e la resistenza dell'osso. Possono essere interessate tutte le ossa, ma sono colpite soprattutto quelle del bacino e degli arti inferiori come la tibia, il perone, i metatarsi, o le piccole ossa del tarso. Il principale fattore favorente è lo squilibrio ormonale che porta nelle atlete alle alterazioni del ciclo mestruale.

Il rapporto fra amenorrea e frattura da stress è spiegabile con la "triade femminile": amenorrea, osteoporosi e disturbi dell'alimentazione. I bassi livelli di estrogeni presenti nelle maratonete causano una demineralizzazione dell'osso corticale e trabecolare, tanto che alcune atlete ventenni con amenorrea e bassi valori di estrogeni hanno una densità dell'osso inferiore alle donne cinquantenni in menopausa. Ovviamente anche una donna con osteoporosi rischia con un'attività fisica esagerata di incorrere in una frattura da stress e problemi osteoarticolari.

Nelle donne con disturbi dell’alimentazione e amenorrea da oltre 6 mesi è indicato controllare il BMD (densità minerale ossea) con la MOC. Oltre a effettuare una visita ginecologica. Il principale fattore eziologico alla base della triade è il deficit energetico (RED-S), cioè un apporto calorico inadeguato a sopportare l’attività fisica. Le atlete che si allenano con scarso apporto calorico incorrono nell’anemia sideropenica, fratture da stress, fatica cronica, infezioni e deficit della performance.

La prevenzione si basa sull'assunzione di calcio (1500 UI/die), vitamina D, vitamina C, collagene, glucosamina e ferro. Ma soprattutto su una corretta alimentazione che apporti almeno 45 Kcal/kg/die. I tecnici devono ricevere un'adeguata informazione per affrontare in modo corretto il rapporto fra dieta, peso, disturbi dell’alimentazione e performance delle loro atlete.

Le lesioni legamentose

L'incidenza delle lesioni del crociato anteriore nelle donne, soprattutto in quelle dedite a sport come la pallavolo e il basket, sembra essere molto elevata nelle donne rispetto agli uomini. L'eziologia non è chiara, coinvolgendo fattori intrinseci (lassità legamentosa costituzionale, dimensioni del legamento, forma dei condili femorali, ampiezza delle anche) e fattori estrinseci (grado di preparazione atletica, forza muscolare, coordinazione). E’ comunque una lesione rara nel running e possibile eventualmente nella corsa in montagna per una caduta accidentale.

Molto più frequenti sono invece le distorsioni di caviglia dove la maggior lassità legamentosa delle donne è un sicuro fattore favorente. La prevenzione si ottiene con un'accurata scelta dei terreni (evitate i terreni sconnessi), la rieducazione propriocettiva, il rinforzo dei muscoli peronei e soprattutto con l'adeguata terapia di tutti i fatti distorsivi, particolarmente dei primi episodi.

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